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Scoperta al Parco la Cuscuta palaestina: è la prima volta di Toscana

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L’identificazione nel corso di un progetto internazionale sulla ricchezza floristica negli habitat ad alta biodiversità. È il primo rinvenimento in Toscana di una specie, finora, censita solo nella Sicilia Meridionale, in Abruzzo e Calabria

È stata scoperta al Parco della Maremma una piccola pianta parassita mai censita prima nel territorio regionale della Toscana: si tratta della Cuscuta palaestina, della famiglia delle Convolvulaceae. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito di un progetto internazionale dedicato all’identificazione dei record di ricchezza floristica negli habitat ad alta biodiversità, durante uno studio condotto all’interno del Parco della Maremma dal gruppo di ricerca di Vegetazione ecologia e Conservazione dell’Università di Siena, nella primavera del 2025.

Attraverso campionamenti della vegetazione, sono stati analizzati plot di 1 m² per valutare la ricchezza di specie di piante vascolari presenti. I risultati hanno confermato le aspettative degli studiosi, evidenziando comunità vegetali straordinariamente ricche, con oltre 50 specie per metro quadrato e un massimo registrato di 53 specie.

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Nel corso delle rilevazioni, in due dei plot esaminati è stata individuata, appunto, questa piccola pianta parassita mai censita in precedenza per la regione Toscana, per la provincia di Grosseto e per lo stesso Parco: la Cuscuta palaestina. La specie, probabilmente confusa in passato con la simile Cuscuta planiflora, segnalata in habitat analoghi, rappresenta un’importante novità floristica. Secondo la letteratura, la Cuscuta palaestina era finora riportata in Italia solamente nella Sicilia meridionale, con segnalazioni anche in Abruzzo e Calabria, sebbene in quest’ultimo caso ritenuta probabilmente non autoctona.

“Questo risultato dimostra quanto le aree protette siano fondamentali non solo per la conservazione, ma anche per la scoperta della biodiversità”, sottolinea il professor Gianmaria Bonari dell’Università degli Studi di Siena. “Anche in territori ampiamente studiati, come il Parco della Maremma, esistono ancora elementi della flora che attendono di essere individuati. Ciò evidenzia quanto sia necessario continuare a investire nella ricerca botanica e nel monitoraggio degli ecosistemi e degli habitat”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista della Società Botanica Italiana “Italian Botanist” e sono disponibili al seguente link: https://italianbotanist.pensoft.net/article/203684/.

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“Si tratta di una scoperta che conferma il valore scientifico e conservazionistico del Parco della Maremma – commenta il presidente Simone Rusci – e che rafforza il ruolo delle aree protette come laboratori naturali fondamentali per la conoscenza. La ricerca è fondamentale per la conoscenza della biodiversità e, in questo, il Parco è un eccellente laboratorio. La recente scoperta ci ricorda quanto la ricerca non può dirsi mai conclusa e quanto ancora dobbiamo lavorare per comprendere i complessi meccanismi che governano i comportamenti e la distribuzione delle specie viventi”.

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