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Monitoraggio del lupo attraverso la telemetria

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Individuato e mappato il maschio dominante del branco che vive nell’area centro-nord del Parco della Maremma. I ricercatori dell’Università di Siena sono riusciti ad appore un radiocollare satellitare ad uno dei lupi che vivono nell’area tutelata. Rusci: “Un modo per conoscere spostamenti, abitudini e poter così progettare azioni per ridurre gli eventuali conflitti con le attività antropiche”.

È stato catturato prima dell’alba e, nel pieno rispetto del benessere animale, dei protocolli normativi e scientifici e con il supporto di personale medico veterinario specializzato, è stato dotato di un radiocollare satellitare. Si tratta di un lupo adulto, il maschio riproduttore del branco nord che vive nelle zone centro-settentrionali del Parco della Maremma (Grosseto).

“L’inserimento di questo esemplare nel progetto di studio attraverso la telemetria è un evento eccezionale – dice Simone Rusci, presidente del Parco – che permetterà ai ricercatori del team coordinato dal professor Francesco Ferretti di monitorare abitudini e spostamenti del branco e raccogliere, se tutto procede secondo le aspettative, una mole di dati utili anche per comprendere le interazioni con le altre specie”.

Il lupo è facilmente riconoscibile e monitorato da tempo dagli studiosi, grazie alle numerose fototrappole presenti sul territorio, tanto che è nota la sua zoppia, dovuta presumibilmente a una vecchia frattura. “Una condizione – prosegue Rusci – che non limita i suoi spostamenti e la capacità di condurre il branco da oltre un paio di anni”.

Le attività sono svolte nell’ambito della collaborazione scientifica di lungo corso tra Parco della Maremma e Università degli Studi di Siena, che cofinanziano lo studio. Nello specifico, questa operazione è stata resa possibile anche grazie al prezioso supporto del progetto Pnrr “National Biodiversity Future Center”, attraverso il suo Spoke 3.

La cattura, che ha portato alla messa in opera del sistema di monitoraggio, segue sessioni effettuate nei mesi scorsi dal gruppo composto da Lorenzo Lazzeri e Sandro Lovari, con il coordinamento di Francesco Ferretti, l’assistenza tecnica di Giovanni Fini e Leonardo Gallotta, e la consulenza veterinaria di Marco Coraglia, Luca Rossi e Raffaele Turvani. Queste avevano portato alla cattura di due individui troppo giovani per poter essere marcati con radiocollare.

“Operazioni scientifiche di questo tipo richiedono uno sforzo di équipe, che coinvolge molti professionisti diversi e uno staff multidisciplinare, composto da veterinari e zoologi”, precisa il presidente Rusci. “Essere riusciti a marcare il capobranco è molto importante, perché ci permette di monitorare in modo significativo gli spostamenti dell’intero gruppo e quindi individuare, ad esempio, le zone scelte per il riposo o le aree di predazione. Il valore di questo progetto sta nel fatto che ci permette non solo di stabilire i luoghi frequentati dagli esemplari di lupo presenti, perché questi sono noti anche attraverso il sistema delle fototrappole, ma ci consente di documentare le interazioni, le abitudini di caccia, ci fornisce preziose informazioni sulla dieta e sulle relazioni con le altre specie. La definizione delle aree utilizzate da questi animali non ha una valenza solo scientifica ma, nel tempo, potrà consentire di raccogliere informazioni molto utili anche nella gestione dei rapporti con le attività antropiche. La telemetria su questa specie è poi particolarmente rilevante, perché i lupi, rispetto ad altri animali che possono essere monitorati con lo stesso metodo, hanno abitudini molto variabili e adattabili e quindi possiamo apprendere anche le modifiche ai comportamenti dovute a fattori esterni, come le attività umane e le abitudini di altre popolazioni di animali”.

La ricerca proseguirà, quindi, nei prossimi mesi con la raccolta e l’analisi dei dati e la valutazione, da parte del Parco e dei ricercatori, oltre che del suo Comitato tecnico scientifico e dei ricercatori, degli esiti del monitoraggio.

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